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La pagina di Antonio Moscato

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Hamas ci protegge

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HAMAS CI PROTEGGE

Intervista di Laurent Grzybiwski a Michel Sabbah

(ex patriarca latino di Gerusalemme

 

 

Qual è la situazione dei cristiani palestinesi?

La stessa di tutti gli arabi palestinesi. Crisitiani o musulmani, facciamo parte del medesimo popolo, della stessa cultura, della stessa storia: di un popolo che è in conflitto con un altro popolo. Un popolo occupato militarmente, che non ha bisogno di compassione ma di giustizia. In un contesto politico tesissimo, cerchiamo di affrontare la stessa sfida. Che significa essere cristiano? Vuol dire essere inviato a una società, a un mondo che non abbiamo scelto ma che ci è dato. La nostra vocazione, dunque, è essere cristiano in una società araba a maggioranza musulmana. Un’esperienza che conosciamo bene, abbiamo alle spalle diversi secoli di storia comune.

 

Eppure oggi si parla di persecuzioni anticristiane…

Incidenti personali tra musulmani e cristiani possono talvolta assumere una dimensione comunitaria. In questi casi, esistono dei mediatori, alcune famiglie riconosciute per la loro saggezza e autorevolezza, in grado di regolare i conflitti. Ma – posso testimoniarlo – in Palestina le cose non si sono mai spinte oltre. Nessun massacro, nessun attentato contro le chiese, nessuna persecuzione esplicitamente anticristiana. Nella stessa Gaza, i cristiani sono protetti da Hamas, presentata spesso come un’organizzazione terrorista.

 

Vale anche per l’Iraq?

No, là i cristiani sono vittime della violenza e sono uccisi in quanto cristiani. Ma si tratta di motivazioni politiche, non religiose. Gli estremisti sperano di destabilizzare in questo modo il paese. Molti sunniti o sciiti sono uccisi per le stesse ragioni. Non serve a niente accusare di tutti i mali l’islam. Lavorare alla pace e alla giustizia, in Iraq come altrove, è il modo migliore per evitare l’esodo in massa dei cristiani d’Oriente. Un problema politico deve trovare una soluzione politica.

 

Che cosa risponde a quanti sostengono l’idea di uno scontro di civiltà?

C’è uno scontro, ma non è né religioso né culturale, è politico. L’Occidente tratta l’Oriente e coloro che vi abitano, cristiani o musulmani che siano, da minorenni. Finché durerà questo rapporto da dominante a dominato, non si uscirà dalla spirale della violenza. Stanno lì le radici del terrorismo mondiale. L’Oriente non è padrone del proprio destino, è sottoposto alla dominazione occidentale. Il problema non è l’islam, è lo scontro tra l’Oriente e l’Occidente. Il colonialismo storico ha lasciato il posto a un altro colonialismo, più larvato ma non per questo meno reale.

 

Lei, quindi, non ha paura dell’espansione dell’islam?

Si tratta di un fantasma alimentato da chi non capisce l’Oriente, in generale, e l’islam, in particolare. Finché i palestinesi si sentiranno oppressi, tutti i musulmani del mondo si sentiranno solidali con loro e potranno causare perturbazioni in seno alle società in cui vivono. Occorre porre fine a questo rapporto da forte a debole tra l’Occidente e il mondo musulmano e prendere iniziative per educare al senso civico, al rispetto dell’altro. Sviluppiamo una cultura di coesistenza attiva, impariamo a conoscerci, a vivere e ad agire insieme.

(1.4.2010. Traduzione di Titti Pierini)

 

 

 



Tags: Sabbah  Hamas  cristiani  Iraq  Palestina  Gaza